Il condizionamento culturale: leadership e feedback

La scorsa settimana ho scritto, come ricorderete, del feedback inteso metaforicamente come un regalo. Oggi voglio tornare sul tema con ulteriori riflessioni che ho fatto ispirandomi alla lettura di alcuni passaggi del saggio di Marianella Sclavi, Arte di ascoltare e mondi possibili.

Spesso, quando parliamo di leadership e sviluppo, ricorriamo a termini che non sono “nostri”, ma di altre culture: leader, coach, feedback. Questo ricorso non è un vezzo, ma la spia di un vuoto culturale che modella, a volte in modo disfunzionale, le nostre interazioni.

Sclavi giustamente nota che, a differenza della cultura anglosassone, nella nostra lingua manca un corrispettivo esatto di leader (inteso come colui che guida ed è riconosciuto dal gruppo). La nostra cultura abbonda invece di termini come capo, comandante o dirigente: parole che richiamano la struttura verticale, l’autorità e il controllo.

Questa dinamica, pur non impedendo la nascita di vere esperienze di leadership, ci rende culturalmente più inclini a interpretare ogni relazione professionale attraverso la lente del potere e della gerarchia.

Lo stesso problema si ripresenta proprio con il termine feedback.

Quando un leader deve “dare feedback”, qual è il termine che usiamo in italiano? Spesso è: “dare un giudizio” o “fare una critica”.

Questo non è un dettaglio lessicale, ma un vero e proprio condizionamento culturale.

  1. “Giudizio” implica un verdetto: giudicare evoca immediatamente l’immagine di un tribunale, dove si stabilisce colpa o merito. È una valutazione definitiva che chiude la porta al dialogo e al miglioramento.
  2. “Feedback” invece implica sviluppo: la radice anglosassone di feed-back significa letteralmente “nutrire indietro”, “dare nutrimento”. L’atto è orientato alla crescita futura.

Questo ci pone di fronte a una duplice sfida: da una parte dobbiamo essere consapevoli che il nostro interlocutore è culturalmente più incline a percepire il nostro intervento come un giudizio gerarchico, a prescindere dalle nostre buone intenzioni. Dall’altro, il leader deve prendere in prestito i concetti di sviluppo e crescita dalla cultura del feedback e del coaching per superare i limiti del proprio linguaggio.

Questo è il motivo per cui strumenti come la metafora “Il feedback è un regalo” o l’idea del feedback come “specchio” o “bussola” non sono semplici abbellimenti. Sono strumenti strategici che devono riconfigurare l’atto comunicativo a livello emotivo e semantico, bypassando il nostro innato condizionamento al giudizio.

E tu, come superi il pregiudizio del “giudizio” quando comunichi un feedback ai tuoi collaboratori?


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Antonio Sanna

Coach | Formatore


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