Rivalutiamo il dubbio

La scorsa settimana, in una sessione di coaching con un manager di recente nomina, un professionista brillante con ottimi risultati nel suo precedente ruolo, è emersa una confessione a mezza voce: «Prima o poi capiranno che non ho davvero tutto sotto controllo».

Da qui è nata la mia riflessione di oggi.

Si tratta del vissuto tipico di chi sta vivendo la cosiddetta “sindrome dell’impostore”: la sensazione interna di non meritare il ruolo che si ricopre e il timore costante che la propria presunta inadeguatezza venga smascherata.

La risposta aziendale più comune a questo stato d’animo è quasi sempre di matrice motivazionale: rassicurazioni generiche, inviti a “credere di più in se stessi” o simili.

Trattare l’insicurezza come un difetto caratteriale da silenziare con l’ottimismo significa ignorare come funzionano i processi cognitivi.

Nel 1999, gli psicologi David Dunning e Justin Kruger dimostrarono un paradosso ormai celebre: chi possiede scarse competenze in un ambito tende a sovrastimare sistematicamente le proprie capacità. L’incompetenza toglie gli strumenti stessi necessari per riconoscere i propri limiti, generando un’illusoria sicurezza.

Al contrario, man mano che una persona sviluppa padronanza, studia e accumula esperienza sul campo, accade l’opposto: il campo visivo si allarga.

Chi si sente un impostore, molto spesso, non è una persona impreparata, è in realtà un professionista che vede con lucidità i limiti propri e del contesto.

A questo punto, mi verrebbe da dire che il vero pericolo non è il responsabile che convive con il dubbio e si interroga sull’impatto delle proprie scelte. Forse, il vero fattore di rischio è chi non dubita mai, chi scambia la semplificazione per efficacia e avanza con l’arroganza di chi non vede le conseguenze di secondo e terzo livello delle proprie decisioni.

Guidare le persone o governare processi non significa sviluppare un’immunità artificiosa all’incertezza. Significa smettere di confondere l’autorevolezza con l’infallibilità e usare il dubbio non come un freno, ma come un alleato per valutare la realtà.

Se a volte senti il peso di non essere all’altezza della complessità che stai gestendo, non cercare formule per eliminare quella sensazione, il tuo cervello ti sta mandando un segnale, ti sta dando informazioni preziose: ascoltalo!


Sono un coach e un formatore, posso aiutarti nello sviluppo delle soft skill, nella vendita e nel marketing. I miei percorsi sono sia individuali che di team. Contattami per saperne di più: antonio@sanna.coach

Antonio Sanna

Coach | Formatore


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