In questo periodo ho unito alcuni “puntini” della mia vita di studio e di lavoro e ne ho ricavato una riflessione sull’importanza ancora oggi delle discipline umanistiche.

Il primo “puntino” l’ho trovato studiando le moderne tecniche di e-learning nel mio percorso di Scienze e tecniche psicologiche: ho scoperto un aspetto molto interessante sull’origine delle moderne tecnologie che usiamo tutti i giorni.
Per esempio, chi ha immaginato per primo l’ipertesto elettronico non programmava macchine. George Landow era un docente di letteratura inglese e storia dell’arte; Ted Nelson, che ha coniato il termine “ipertesto”, era un sociologo e filosofo. Prima ancora dei browser e dei protocolli di rete, c’erano studiosi che utilizzavano la linguistica e la critica letteraria per scardinare l’idea di una lettura lineare, immaginando invece uno spazio aperto in cui la mente umana connette informazioni e genera significati in modo collaborativo.

Il secondo “puntino” deriva dal mio lavoro di consulente di processo. Nelle ultime settimane ho visto spesso puntare il dito contro il “sistema informativo”: la piattaforma che rallenta i flussi, il gestionale che crea colli di bottiglia, la tecnologia che non risponde. La cosa mi è sembrata un po’ strana e ho cercato di approfondire con le persone delle diverse organizzazioni con cui ho lavorato.
Certamente l’infrastruttura può migliorare, ma scavando sotto la superficie tecnica, la causa reale del “problema” era di tipo umano e relazionale: comunicazione aggressiva, feedback ambigui, passività nella gestione dei conflitti, ecc.

Il terzo “puntino” è aver letto che la Commissione europea promuove, a partire dall’istruzione terziaria, l’evoluzione dell’idea STEM in STEAM (dove A identifica l’Arte e, di conseguenza, le discipline umanistiche).

Per molto tempo abbiamo trattato le discipline umanistiche come un lusso accessorio, confinando filosofia, psicologia, sociologia e lettere nell’angolo delle “competenze morbide”, quasi fossero un elemento decorativo rispetto alla presunta concretezza delle sole competenze quantitative o informatiche.

La complessità del presente sta ribaltando questo schema. In un contesto in cui l’automazione e l’intelligenza artificiale rendono il codice e l’elaborazione dei dati strumenti alla portata di chiunque, il vero differenziale torna a essere la profondità del pensiero critico.

Penso che la tecnica continuerà a ottimizzare il come, ma che le “scienze umane” serviranno ancora a governare il chi, il cosa e, soprattutto, il perché, anche a livello organizzativo.

Per chi ha scelto, studiato o integrato le discipline umanistiche nel proprio lavoro non è il tempo dei complessi d’inferiorità rispetto al mondo “hard”, ma il momento di rivendicare con orgoglio la straordinaria modernità di questo approccio.


Sono un coach e un formatore, posso aiutarti nello sviluppo delle soft skill, nella vendita e nel marketing. I miei percorsi sono sia individuali che di team. Contattami per saperne di più: antonio@sanna.coach

Antonio Sanna

Coach | Formatore


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