Il mio Coaching umanistico

Dal punto di vista del coaching sono “nato” nel 2016 seguendo un corso della Scuola di Coaching Umanistico di Luca Stanchieri.

Il mio approdo a questa scuola fu del tutto casuale. Da circa sei mesi mi ero licenziato dall’Azienda per cui lavoravo e stavo cercando di costruirmi un nuovo futuro professionale.

Proprio in quel periodo mi ero ritrovato con un ex collega che aveva lasciato l’Azienda prima di me e che mi parlò di quello che stava facendo. In particolare, mi disse che da qualche tempo stava lavorando come coach, dedicandosi soprattutto agli adolescenti verso i quali per vocazione personale si sentiva più portato.

Quello che mi raccontò del coaching non me lo ricordo con esattezza, ma so per certo che mi colpì così tanto che nei giorni successivi mi misi a fare le mie ricerche sul tema.

All’epoca non sapevo davvero niente di coaching, di associazioni, di scuole (ce ne sono davvero tante!): volevo solo fare qualcosa che mi permettesse di crescere come professionista e che mi desse ulteriori competenze da affiancare a quelle del formatore.

Dopo un po’ di giorni di ricerche online, alla fine decisi che la mia scuola doveva essere appunto quella di Stanchieri.

La mia scelta fu dettata chiaramente da un bias, da un pregiudizio, lo ammetto: fondamentalmente penso che tutto ciò che è “umanistico” abbia valore. Quando, quindi, trovai online questa scuola pensai immediatamente: “eccola!”.

Non è mia intenzione in questo momento spiegarvi tutti gli aspetti del coaching umanistico: se mi seguite, potete trovate dei riferimenti nei miei post passati e non mancherò di riparlarne anche in futuro. Inoltre potete tranquillamente cercare con Google e troverete tutte le informazioni che desiderate.

Quello che voglio dirvi oggi è che la scuola che ho frequentato era forse un po’ troppo “teorica”, poco “pratica”, ma collimava perfettamente con i miei valori e posso dire che mi ha dato una robusta formazione di base che cerco di arricchire continuamente con altri approcci teorici e con la pratica.

Il metodo umanistico dà molta importanza all’allenamento delle “potenzialità” umane, che sono la versione italiana delle 24 “forze del carattere” dello psicologo americano Seligman e si basa su un paradigma completamente rovesciato rispetto a quello a cui siamo abituato nella vita di tutti i giorni.

Fin dai tempi della scuola e poi nel mondo del lavoro ci dicono sempre che siamo insufficienti in qualcosa, che ci manca qualcosa e che dobbiamo riparare i nostri difetti.

L’approccio umanistico parte invece dalle nostre forze e sostiene che valorizzandole saremo più efficaci anche in tutto gli altri aspetti della nostra vita.

Il coach umanista accetta il coachee così com’è, con le sue debolezze e con le sue forze, aiutandolo ad accettare le prime e ad allenare le seconde.

Questa per me è stata una vera illuminazione, ed è ciò che cerco di fare con i miei clienti, che molto spesso sono costretti a reprimere le proprie potenzialità per inseguire modelli che non corrispondono ai loro valori, ma a quelli di qualcun altro.

Sono un coach e un formatore, posso aiutarti nello sviluppo delle soft skill, nella vendita e nel marketing. I miei percorsi sono sia individuali che di team. Contattami per saperne di più: antonio@sanna.coach

Antonio Sanna

Coach | Formatore


Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *