C’è una frase che ho letto in uno degli scritti di Edgar Schein, padre della psicologia delle organizzazioni, che mi ha fatto riflettere:
“Per vedere una persona ce ne vogliono due.”
È un gioco di parole, ma ha il vantaggio di essere facile da memorizzare e quindi mi ricorda spesso che l’autoconsapevolezza non è un atto solitario, è un atto relazionale.
Spesso pensiamo di sapere esattamente chi siamo, come comunichiamo e che impatto abbiamo sugli altri. Eppure, Schein ci ricorda che da soli siamo condannati a vedere solo una parte della realtà: vediamo le nostre intenzioni, ma siamo ciechi di fronte al nostro impatto.
Se ci rifletti, in effetti senza uno specchio non puoi vederti il viso. Psicologicamente funziona più o meno allo stesso modo: gli altri hanno informazioni su di te che tu, semplicemente, non puoi vedere. È quella che nel modello della Finestra di Johari viene chiamata “Area Cieca”.
Se non permettiamo a qualcuno di farci da specchio – attraverso un feedback sincero – navighiamo a vista basandoci su una mappa incompleta.
Questo concetto si sposa perfettamente con gli insegnamenti della scuola di comunicazione di Palo Alto, che sostiene da tanti anni che l’individuo non è una monade isolata: ogni comportamento, ogni silenzio e ogni parola acquistano senso solo all’interno di una relazione e di un contesto.
Watzlawick, tra gli altri, sottolineava come il tipo di relazione determini il modo in cui interpretiamo il contenuto.
Cosa significa? Che non posso capire davvero il “messaggio” che sto inviando al mondo se non osservo come il mondo (o il mio interlocutore) reagisce. La comunicazione è circolare: io definisco te, ma tu definisci me.
Perché è difficile accettarlo?
Perché il nostro ego ama l’autonomia. Ammettere che “ce ne vogliono due” per capire chi siamo richiede vulnerabilità. Richiede di passare dall’autodifesa (“Io volevo solo dire che…“) alla curiosità (“Cosa ti è arrivato di quello che ho detto?“).
E allora il mio consiglio per questa settimana è di provare a spostare il focus dall’interno all’esterno: quando comunichi, ascolta ed osserva la reazione dell’altro. Quella reazione è un feedback su come stai comunicando.
Per vedersi davvero, bisogna avere il coraggio di chiedere a qualcun altro: “Tu cosa vedi in me?”
Buon inizio settimana.
Sono un coach e un formatore, posso aiutarti nello sviluppo delle soft skill, nella vendita e nel marketing. I miei percorsi sono sia individuali che di team. Contattami per saperne di più: antonio@sanna.coach

Antonio Sanna
Coach | Formatore

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