Urgenza vs Qualità: quando il lavoro perde significato

Spesso tendiamo a liquidare lo stress lavorativo come una semplice questione di “troppe cose da fare”. Tuttavia, osservando le dinamiche professionali più da vicino, ho notato che lo stress più logorante non deriva dalla quantità di compiti, ma dal senso di urgenza costante unito alla sensazione di non riuscire a fare bene ciò che si vorrebbe.

È quello che potremmo definire lo squilibrio tra le richieste dell’ambiente e le risorse che abbiamo a disposizione. Quando questo divario si fa troppo ampio, il lavoro smette di essere un’occasione di realizzazione e diventa una fonte di frustrazione.

La dittatura dell’urgenza: Chronos contro Kairos

Esistono due modi di percepire il tempo. C’è il tempo dell’orologio (che gli antichi chiamavano Chronos), fatto di scadenze, minuti che corrono e liste di cose da spuntare. E c’è il tempo della qualità (Kairos), il momento opportuno in cui mettiamo a frutto la nostra competenza per creare qualcosa di valore.

Lo stress nasce quando l’ambiente lavorativo ci costringe a vivere esclusivamente nel primo, sacrificando il secondo. Quando l’urgenza diventa la norma, il professionista è costretto a “tagliare gli angoli”, producendo risultati che non lo soddisfano. Questo genera una forma di dissonanza “etica”: sappiamo come un lavoro andrebbe fatto, ma il sistema non ci mette nelle condizioni di applicare la nostra professionalità.

Il rischio è quello di cadere nell’impotenza appresa: smettere di lottare per la qualità perché convinti che, in ogni caso, l’ambiente ci condannerà all’insoddisfazione.

Certo, esiste anche una forma di stress auto-indotta da standard personali troppo elevati o dal perfezionismo, ma oggi vorrei concentrarmi su quella che deriva proprio dal contesto organizzativo.

Strategie per risignificare l’esperienza lavorativa

Se non è possibile cambiare il contesto in cui operiamo, l’unica via d’uscita è cambiare il significato che diamo a ciò che accade. Ecco due approcci pratici, non gli unici, che ho trovato efficaci:

  • Concentrarsi su ciò che dipende davvero da noi: molto dello stress deriva dal voler controllare variabili esterne (i tempi dell’azienda, il caos organizzativo). Risignificare significa concentrarsi esclusivamente sulla propria “integrità di processo”: non posso controllare il risultato finale o la scadenza folle, ma posso controllare la cura e l’etica che metto nel perimetro della mia azione.
  • Costruire “Isole di valore”: in una giornata dominata dall’urgenza, è fondamentale proteggere dei piccoli spazi (anche di soli 30-40 minuti) da dedicare a un’attività svolta secondo i propri standard. Queste “isole” servono a ricordare a noi stessi che siamo ancora padroni della nostra competenza, agendo come un antidoto al senso di inefficacia.

Naturalmente, ogni situazione ha sfumature uniche che riguardano la storia personale, il ruolo ricoperto e i propri confini emotivi. Esistono altre tecniche e approcci che possono essere esplorati più a fondo: spesso, un percorso di coaching individuale è lo spazio ideale per trasformare questa consapevolezza in un nuovo modo, più sostenibile e autentico, di stare nel mondo del lavoro.


Sono un coach e un formatore, posso aiutarti nello sviluppo delle soft skill, nella vendita e nel marketing. I miei percorsi sono sia individuali che di team. Contattami per saperne di più: antonio@sanna.coach

Antonio Sanna

Coach | Formatore

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *