Se mi guardo indietro dai tempi in cui ho iniziato ad interessarmi di crescita personale ad oggi, mi pare di individuare due tendenze opposte.
Da un lato, il mito dell’uomo (o della donna) perfetto, senza limiti, capace di superare ogni ostacolo per diventare un supereroe, che era molto di moda fino ad una ventina d’anni fa.
Un po’ in risposta e come reazione a quella narrazione, oggi mi sembra che sia più di moda affermare che “Nessuno è perfetto, abbraccia la tua diversità, accetta e valorizza ciò che sei”.
Non ti nego che entrambe le visioni hanno il loro fascino: l’una risulta molto motivante, l’altra molto rassicurante.
Poi però penso che se la perfezione è irraggiungibile e frustrante, l’accettazione passiva a volte sa di resa. Perché, diciamocelo, per quanto ci raccontiamo il contrario, una parte di noi ambisce sempre a cambiare qualcosa di sé, del proprio carattere. È insito nella natura umana un pizzico di insoddisfazione, quella sensazione che “l’erba del vicino sia sempre più verde”.
Sei introverso? Magari desidereresti essere più estroverso. Sei empatico? A volte vorresti poterti staccare un po’ di più e agire in modo più pragmatico. Sei razionale? Chissà come sarebbe lasciarsi andare un po’ di più alle emozioni. Ti piace approfondire ogni cosa? Quanto sarebbe bello potersene fregare ogni tanto!
“Se fossi questo, se fossi quello…”
Ognuno di noi, anche inconsciamente, è impegnato in un percorso più o meno faticoso di accettazione e cambiamento. Accettare ciò che non riusciamo a cambiare e cercare di modificare ciò che ci provoca più sofferenza o disagio. È un processo universale, e io stesso lo affronto ogni giorno.
Ma se esistesse una terza via? Non la rincorsa a un’immagine ideale che non ci appartiene, né la passiva rassegnazione a ciò che siamo. E se la strada fosse quella di diventare la migliore versione possibile di te?
Se sono introverso, allora sarò la migliore versione possibile di un introverso: forse più consapevole delle mie energie, più profondo nelle relazioni che scelgo, più attento ai dettagli. Se mi sento poco empatico, cercherò di essere la migliore versione che posso realizzare dell’empatia, magari imparando ad ascoltare di più, a comprendere meglio le altrui prospettive, senza stravolgere la mia natura. E così via.
Guardandomi indietro, la mia continua ricerca personale ha proprio questa motivazione profonda: essere la migliore versione di me. Non punto alla perfezione. Anzi, se mai la raggiungessi, che noia mortale! Non avrei più nulla da scoprire, da ricercare, da migliorare.
Se anche tu, come me, senti il desiderio di intraprendere questa ricerca, di scoprire e coltivare la tua migliore versione possibile, posso dirti con certezza che il coaching è lo strumento più potente che ho trovato.
Il coaching ti permette di aumentare la tua consapevolezza, facendoti vedere con chiarezza chi sei, dove vuoi andare e quali risorse hai già dentro di te. Ti dà la forza e la direzione per intraprendere questo viaggio di trasformazione, senza la pressione di dover essere chi non sei, ma con la libertà di fiorire nella tua unicità.
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Antonio Sanna
Coach | Formatore

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