Quando il feedback fa male

Oggi voglio parlarvi di feedback, ma non di quelli che ti fanno gonfiare il petto: quelli positivi, anche se generici o imprecisi li accogliamo sempre con piacere, no? Sono come piccole carezze che confermano che siamo sulla strada giusta.

Quelli di cui voglio parlare oggi sono gli altri, quelli negativi.

A volte non li abbiamo nemmeno chiesti. Ti arrivano addosso all’improvviso, come veri e propri macigni, e ti tolgono il fiato. Non c’è un preavviso, non c’è una preparazione. Sei lì, magari tranquillo, e boom, ti trovi sotto una scarica di critiche che non ti aspettavi. E la frase che ripeto spesso nei miei corsi, “non prenderla sul personale”, in quei momenti si rivela per quello che è: un mantra difficile, quasi impossibile da mettere in pratica. Come fai a non prenderla sul personale quando chi ti sta davanti ti vomita addosso una cascata di “tu sei così” o “tu sei cosà”? È un attacco diretto alla tua identità, non al tuo comportamento. Ed è lì che la razionalità se ne va a farsi benedire.

E come se non bastasse, a volte questi feedback arrivano in momenti già di per sé delicati. Magari stai attraversando un periodo difficile per altri motivi, sei già un po’ giù di morale, e quelle parole ti sembrano ingiuste, gratuite, un ulteriore peso su una bilancia già precaria. E la cosa peggiore è quando a darteli è una persona che stimi. Qualcuno la cui opinione conta per te. Lì il colpo è doppio: oltre al contenuto del feedback, c’è la delusione di vederlo arrivare da chi meno ti aspetteresti, magari espresso in modo diretto, aggressivo, o con una rigidità assertiva quasi priva di empatia. Non c’è un filtro, non c’è una mano che ti accompagna in quel momento difficile.

E poi c’è il colpo di grazia: il feedback magari tocca proprio quel tuo “nervo scoperto”, quel punto debole su cui sai di dover lavorare, o su cui magari stai già faticosamente lavorando da tempo. Quella cosa che non ti piace di te ti viene spiattellata in faccia, magari anche con un po’ troppa ruvidezza. È come se qualcuno ti puntasse il dito proprio dove fa più male, dove la ferita è ancora fresca. In quel momento, le emozioni prendono il sopravvento. La rabbia, la frustrazione, la tristezza, il senso di ingiustizia… è un turbine che ti travolge, e non sempre riusciamo a controllarle.

I motivi per cui un feedback può far soffrire sono davvero tanti, e non possiamo sempre zittire le nostre emozioni. È umano, è profondamente umano sentire quel dolore, quella puntura. Ma è proprio qui che arriva il punto di svolta, la vera sfida. È giusto, e direi quasi necessario, cercare di voltare pagina, di “razionalizzare a mente fredda” quanto di buono, di costruttivo, possa esserci in quella sofferenza. Perché se riusciamo a fare questo, se riusciamo a estrarre una lezione da quel momento difficile, allora quella sofferenza non sarà stata sprecata.

È sempre giusto chiedersi: cosa mi sta insegnando questa esperienza su di me? Sul mio modo di relazionarmi con gli altri? Con il mio lavoro? Con la vita in generale? Credo profondamente che questa sia l’unica vera strada. È una strada stretta, sì, e spesso incredibilmente ripida, piena di ostacoli e di momenti in cui vorresti solo mollare. Ma è anche la strada che può farci crescere, che può farci evolvere come persone, se solo riusciamo ad affrontarla con la giusta forma mentis. Quella che ci permette di vedere oltre il dolore immediato, di cercare il significato più profondo.

E con il senno di poi, ripensandoci bene, nella mia vita i feedback più importanti, quelli che mi hanno davvero cambiato, sono stati proprio quelli negativi. Anche se ruvidi, anche se dolorosi, anche se mi hanno lasciato cicatrici. Perché sono stati quelli che mi hanno costretto a fare i conti, prima di tutto, con me stesso. Mi hanno spinto a guardarmi dentro, a mettere in discussione le mie certezze, a lavorare sulle mie fragilità. E questo, alla fine, è il dono più grande che un feedback, anche il più sgradevole, può farci. È una crescita autentica, profonda, che parte dal dolore, ma che porta alla luce.

E tu, cosa ne pensi?


Sono un coach e un formatore, posso aiutarti nello sviluppo delle soft skill, nella vendita e nel marketing. I miei percorsi sono sia individuali che di team. Contattami per saperne di più: antonio@sanna.coach

Antonio Sanna

Coach | Formatore

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