L’idea che l’autorevolezza coincida con l’avere sempre la risposta pronta è una convinzione ancora molto radicata. Nei contesti di lavoro sempre più veloci, fornire una soluzione immediata sembra la strada più rapida per risparmiare tempo e mantenere il controllo.
Quando un collaboratore presenta una difficoltà, il riflesso più immediato è guidarlo subito verso il da farsi. È un meccanismo rassicurante, ma rischia di disabituare l’altro a pensare in autonomia e a prendersi la responsabilità delle proprie decisioni.
Edgar Schein definiva l’alternativa a questo automatismo Humble Inquiry: l’arte di fare domande (di cui non conosciamo già la risposta).
Non dovrebbe essere una tecnica per guidare l’interlocutore verso dove abbiamo già deciso noi, ma una reale disposizione all’ascolto. Richiede di sospendere la risposta automatica e accettare una quota di vulnerabilità: mostrare che non abbiamo la verità in tasca e che il punto di vista del collega è davvero necessario per comprendere il quadro completo.
Rinunciare per un attimo al ruolo di risolutore ci porta un passo fuori dalla nostra zona di comfort, perché ci costringe ad accettare un margine di imprevedibilità nell’esito della conversazione.
È proprio in quel margine, tuttavia, che la dinamica si trasforma: si passa dalla semplice gestione dei compiti alla costruzione di una reale alleanza di lavoro. Le persone non si ingaggiano quando ricevono una ricetta confezionata dall’alto, ma quando percepiscono che il loro pensiero è fondamentale per definire la rotta da intraprendere.
Nella tua prossima conversazione di lavoro, prova a trattenerti per un momento dall’offrire la tua soluzione: qual è una domanda sincera che puoi fare, accettando di non conoscerne in anticipo la risposta?
Sono un coach e un formatore, posso aiutarti nello sviluppo delle soft skill, nella vendita e nel marketing. I miei percorsi sono sia individuali che di team. Contattami per saperne di più: antonio@sanna.coach

Antonio Sanna
Coach | Formatore

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