L’assertività è un tema che mi sta particolarmente a cuore e, la settimana scorsa, si è rivelato un argomento centrale con almeno sette coachee che ho incontrato. È un segno che, nonostante se ne parli molto, c’è ancora un profondo bisogno di esplorare e mettere in pratica questa competenza.
Prima di tutto, ribadiamone il significato, che non è sempre così chiaro a tutti. Essere assertivi significa essere in grado di esprimere i propri pensieri, bisogni, opinioni ed emozioni in modo chiaro, diretto e rispettoso, senza cadere né nella passività (subire e non esprimersi) né nell’aggressività (prevaricare e non rispettare gli altri). È la capacità di difendere i propri diritti e di definire i propri confini, mantenendo il rispetto per se stessi e per gli altri.
Spesso mi capita di allenare le persone all’assertività nelle aule di formazione e nel coaching, e di questo tema ho sicuramente già parlato in passato; quindi, puoi tranquillamente scorrere indietro tra i post precedenti per trovare utili spunti.
Questa settimana, però, voglio affrontare l’argomento con un’angolazione diversa, perché l’assertività non riguarda soltanto la comunicazione con gli altri.
Se l’assertività è un modo di comunicare, la prima domanda da porsi è: come comunichiamo con noi stessi?
Questo è il cuore del dialogo interiore, quella voce che ci accompagna costantemente. Spesso, purtroppo, è un dialogo estremamente duro, critico e perfino crudele. Ci diciamo cose che non diremmo mai al nostro peggior nemico: “Sono un fallito,” “Sono uno stupido,” “Non ce la farò mai.”
Questa comunicazione interna distruttiva mina la nostra autostima e ci impedisce di essere realmente efficaci in quello che facciamo.
Il punto non è semplicemente “manipolare” questa voce per farla diventare più gentile. Si tratta di trovare un modo di comunicare con noi stessi che sia più adulto e razionale.
La chiave è passare da un giudizio globale a un feedback specifico e costruttivo. Invece di etichettarti e condannarti con una frase come “Sono un fallito,” impara a darti un feedback onesto, preciso e basato sui fatti, come se fossi un coach per te stesso.
Un approccio più assertivo potrebbe essere: “In questa specifica circostanza, il mio comportamento è stato X e Y per questo e quest’altro motivo. Quali strategie potrei applicare per ottenere un risultato diverso la prossima volta?”
Questo tipo di dialogo non è una forma di autogiustificazione, ma un atto di onestà e responsabilità. Ti permette di separare l’azione dalla persona, di analizzare un evento specifico senza minare il tuo valore.
In fondo, la nostra efficacia nella vita e nella comunicazione con gli altri dipende in gran parte da quanto siamo efficaci nella comunicazione con noi stessi…
Che ne pensi?
Sono un coach e un formatore, posso aiutarti nello sviluppo delle soft skill, nella vendita e nel marketing. I miei percorsi sono sia individuali che di team. Contattami per saperne di più: antonio@sanna.coach

Antonio Sanna
Coach | Formatore

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