Sei lezioni di leadership apprese sulle piste da sci
Nel fine settimana sono stato a Champoluc con il mio Sci club, la prima gita sulla neve della stagione. Magari tra voi c’è qualcuno che condivide con me questa passione?
Beh, mentre tornavo in pullman ho pensato ad alcune lezioni di leadership che penso di aver in qualche modo appreso mentre sciavo. Spero mi scuserete se non sono perfette, ma ero un po’ stanco mentre le scrivevo…
1. La guida del maestro
Poiché era la prima uscita su piste non del tutto note e non sono ancora molto bravo, ho deciso di avere con me un maestro. Affrontare una pista sconosciuta con un maestro di sci al proprio fianco trasmette immediatamente un senso di tranquillità e sicurezza. Non è solo una questione di tecnica; la sua presenza infonde ottimismo, trasformando la “sfida” in un “percorso guidato”.
Nel contesto lavorativo, questo è il ruolo del leader. Un leader efficace non si limita a delegare, ma accompagna il team, traccia la rotta, e dà la fiducia necessaria per affrontare le sfide.
2. La paura anticipatoria
Nello sci, se la paura di cadere o di sbagliare prende il sopravvento prima ancora di muoversi, la probabilità dell’errore aumenta esponenzialmente. Questa è la paralisi dell’analisi, o l’ansia da performance.
In ambito professionale, questa paura si traduce nel timore di innovare o di assumersi rischi calcolati. Per performare al meglio, è cruciale adottare una mentalità orientata all’azione, accettando l’errore come parte del processo di apprendimento, piuttosto che come un ostacolo.
3. La profezia che si autoavvera
Se una pista mi viene presentata come molto difficile, allora probabilmente la percepirò ancora più difficile di quello che è davvero…
Se un progetto o un obiettivo viene presentato al team come “estremamente complesso” o “quasi impossibile”, questa enfasi crea una tensione mentale che ne ostacola l’esecuzione. La percezione negativa genera ansia, e l’ansia peggiora la performance, avverando, di fatto, la difficoltà preannunciata.
4. Evitare il sovraccarico
Quando la stanchezza fisica e mentale prende il sopravvento, si torna involontariamente alle vecchie abitudini, anche se si è migliorata la propria tecnica. La fatica annulla momentaneamente i progressi, riportando lo sciatore, metaforicamente, nella sua “zona di comfort” meno efficiente.
Ache in ufficio, l’eccesso di ore e l’assenza di recupero non solo diminuiscono la produttività a breve termine, ma impediscono ai professionisti di esprimere le loro nuove e migliori competenze acquisite. Il burnout blocca il miglioramento.
5. Alimentazione e recupero
Un break ben gestito, con la giusta energia (alimentazione e idratazione), permette di riprendere la discesa con nuovo vigore e lucidità.
Trasportando questa lezione nel mondo del lavoro, l’importanza del benessere complessivo è innegabile. Un’adeguata routine di sonno, un’alimentazione corretta e l’uso strategico delle pause non sono optional, ma fattori diretti che migliorano la produttività e la soddisfazione del professionista.
6. Performance e risultato
Nello sci, migliorare significa affinare il gesto atletico, la postura, l’equilibrio (la performance). Arrivare in fondo senza cadere (il risultato) ne è una conseguenza. Se ci si concentra ossessivamente solo sul cronometro, si rischia di compromettere la tecnica.
La stessa logica si applica nel lavoro: il miglioramento continuo delle competenze (processi, skill specifiche, know-how) è la vera leva del successo duraturo. Il raggiungimento degli obiettivi aziendali sarà una conseguenza naturale di un team focalizzato sull’eccellenza dei propri processi interni.
Alla fine, credo che sia tutta una questione di equilibrio, nello sport come nella vita.
E tu cosa ne pensi?
Sono un coach e un formatore, posso aiutarti nello sviluppo delle soft skill, nella vendita e nel marketing. I miei percorsi sono sia individuali che di team. Contattami per saperne di più: antonio@sanna.coach

Antonio Sanna
Coach | Formatore

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