Buongiorno e buon lunedì.
La settimana scorsa mi sono dedicato ad un progetto stimolante per una grande realtà del mondo finanziario e assicurativo.
La sfida? Supportare l’evoluzione di figure tecniche e commerciali verso un vero e proprio mindset imprenditoriale.
Spesso pensiamo all’imprenditorialità come a qualcosa di relegato a chi “apre una partita IVA”, ma in realtà ho scoperto che in molte aziende questa attitudine è molto apprezzata, anche se si lavora “in economia” e non “in appalto”.
Per orientarci in questa trasformazione, abbiamo utilizzato come riferimento il framework europeo EntreComp. Se non lo conosci, è una vera miniera d’oro: definisce l’imprenditorialità come la capacità di trasformare le idee in valore per gli altri, che sia economico, culturale o sociale.
Il quadro si sviluppa su tre macro-aree che ti sintetizzo qui di seguito:
- Idee ed opportunità: non basta “lavorare”, bisogna saper riconoscere le opportunità, avere visione e saper dare valore alle idee.
- Risorse: qui entra in gioco la gestione di sé (autoconsapevolezza, motivazione) e la capacità di mobilitare gli altri e le risorse materiali.
- In azione: è la messa a terra. Prendere l’iniziativa, pianificare, saper affrontare l’incertezza e il rischio, e — fondamentale — imparare dall’esperienza.
Mentre lavoravo al mio progetto, mi è sorta una domanda che vorrei girare a voi.
Visto che ultimamente incontro il concetto di “intraprenditorialità” per definire lo spirito imprenditoriale dentro un’organizzazione, vorrei chiedervi:
Secondo la vostra esperienza, è davvero possibile (e utile) agire come “imprenditori” quando si è dipendenti o manager in contesti strutturati?
Personalmente, credo che l’imprenditorialità non sia un titolo sulla carta d’identità, ma una attitudine mentale. Ed è proprio questa attitudine a fare la differenza tra chi “gestisce” e chi “guida” il cambiamento.
Vi leggo nei commenti. Buon inizio settimana!

Lascia un commento