Quante volte hai rimandato il lancio di un progetto, la pubblicazione di un contenuto o una chiamata importante perché sentivi che mancava ancora “quel dettaglio”? Quel tocco finale che avrebbe reso tutto inattaccabile, magistrale, semplicemente perfetto…
Se ti riconosci in questa descrizione, ho una notizia per te (che forse non ti piacerà): il tuo perfezionismo non è amore per la qualità. È una forma sofisticata di procrastinazione.
Il perfezionismo è il meccanismo di difesa preferito della nostra mente. Finché stiamo “limando i dettagli”, siamo al sicuro. Nel laboratorio della nostra testa tutto funziona, nessuno ci giudica e non c’è rischio di fallire. Ma è un’area di comfort che assomiglia a una prigione.
L’eccellenza è un valore, ma il perfezionismo è un blocco.
La differenza? L’eccellenza si nutre di esperienza e correzioni in corsa; il perfezionismo si nutre di teoria e immobilismo.
Il problema è che il mercato, i clienti e la realtà non leggono nel pensiero. Un’idea mediocre, ma realizzata e testata vale di più di un’idea geniale rimasta chiusa in un cassetto.
Il feedback di un lavoro “imperfetto” è il materiale da costruzione più prezioso che abbiamo. Senza l’urto con la realtà, non sappiamo cosa migliorare davvero. Stiamo solo tirando a indovinare.
Per uscire da questo stallo, questa settimana ti propongo di adottare un nuovo standard: la regola del 70%.
Se senti che un lavoro è pronto al 70-80%, allora è il momento di lasciarlo andare. Quel restante 20-30% di “perfezione” che senti mancare non lo troverai mai restando fermo a pensare. Lo troverai nelle risposte di chi userà il tuo prodotto o nei feedback dei primi utenti.
In questa settimana di #coachingdellunedì, l’invito non è a lavorare male, ma a lavorare con coraggio. Accetta l’idea di essere vulnerabile, di essere “in divenire”.
Scegli una cosa che stai rimandando perché non la senti ancora perfetta. Decidi che il 70% è il tuo nuovo 100%: il resto lo aggiusteremo lungo la strada.

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