Smettila di fare il salvatore

In Giappone esiste un concetto molto particolare che chiamano “Amae”.

Il termine descrive il desiderio psicologico di essere accuditi, di indurre un’altra persona — un capo, un genitore o un partner — a prendersi carico dei nostri bisogni. In ambito lavorativo, l’Amae si manifesta quando un collaboratore adotta un comportamento di dipendenza, lamentandosi o agendo in modo “egoistico” nella convinzione che il leader, come una figura protettiva, perdonerà le sue mancanze e risolverà i suoi intoppi.

Ti senti dire: “Non so come uscirne, puoi pensarci tu?” oppure “Dagli un’occhiata tu che hai più esperienza”.
Risolvere quella pratica al posto suo ti fa sentire bravo e utile nell’immediato, ma la verità è che gli stai facendo un danno. Ogni volta che intervieni per “salvare il risultato”, stai bloccando la sua crescita e la sua capacità di diventare autonomo.

Quando gestivo team nelle assicurazioni, ho capito che la parte difficile non è dare la risposta giusta, ma avere il coraggio di fare un passo indietro.

Significa accettare il rischio reale di perdere un contratto pur di dare al collaboratore lo spazio necessario per sbagliare e imparare. Se risolvi tutto tu, avrai sempre persone dipendenti da te. Se hai fiducia nelle loro potenzialità e accetti il rischio dell’errore, stai facendo un investimento per il futuro di entrambi.

Essere un leader non significa fare il paracadute perenne. Significa fidarsi del potenziale di chi hai davanti e permettergli di esercitare la propria “agency”: la sensazione di poter influire sugli eventi attraverso le proprie azioni.

Questa settimana, quando qualcuno proverà a passarti la palla, prova a non prenderla. Chiedi semplicemente: “Tu come faresti?”. E poi resta in ascolto.


Sono un coach e un formatore, posso aiutarti nello sviluppo delle soft skill, nella vendita e nel marketing. I miei percorsi sono sia individuali che di team. Contattami per saperne di più: antonio@sanna.coach

Antonio Sanna

Coach | Formatore

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