Settembre ha sempre il sapore di un inizio: si riaprono le agende, si riavviano i progetti, si torna ai ritmi di sempre.
Il rischio più grande di questi primi giorni, secondo me, è la velocità con cui l’urgenza quotidiana tende a riassorbirci.
Basta un lunedì mattina particolarmente intenso per cancellare in un attimo la distanza visiva che avevamo preso durante la sosta.
Eppure, quando il rumore di fondo si spegne anche solo per due settimane, accade qualcosa di interessante: la mente smette di reagire ed entra in una fase di chiarezza involontaria.
Vediamo con una nitidezza insperata cosa sta funzionando nelle nostre giornate e cosa, al contrario, ha smesso di avere senso. Accorgersi di come reagiamo lontani dal contesto lavorativo aumenta la consapevolezza emotiva.
Ci rivela quanto del nostro stress sia legato ai fatti reali e quanto, invece, dipenda da dinamiche relazionali o abitudini che continuiamo a tollerare per inerzia.
Se la pausa serve solo a stilare l’elenco dei buoni propositi di settembre, forse stiamo perdendo un’opportunità.
Se invece serve a proteggere la lucidità che abbiamo guadagnato quando non eravamo sommersi dalle notifiche, allora qualcosa del profumo dell’estate rimarrà anche in autunno.
La prima domanda di coaching di questo nuovo ciclo guarda proprio a ciò che hai visto a bocce ferme: “qual è la consapevolezza emersa durante la sosta che hai deciso di non lasciar sotterrare dalla routine di questo rientro?”
Buona settimana di consapevolezza.

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