Fare la cosa sbagliata, benissimo

Passiamo una quantità enorme di tempo a cercare di fare le cose “meglio”.

A velocizzare i processi, a ottimizzare l’agenda, a limare i minuti.

Siamo diventati campioni mondiali di efficienza.

C’è solo un piccolo dettaglio che spesso ci sfugge…

Non c’è niente di più inutile che fare in modo impeccabile qualcosa che non andrebbe fatto per niente.

È la classica trappola in cui confondiamo l’efficienza con l’efficacia.

L’efficienza riguarda il come: la velocità, la precisione, l’esecuzione tecnica.

L’efficacia riguarda il cosa: il valore reale che quella scelta produce.

Spesso ci rifugiamo nell’efficienza perché è rassicurante, ci fa sentire operosi, occupati, sul pezzo.

Mettere in discussione il come richiede solo una nuova procedura.

Mettere in discussione il cosa richiede coraggio, perché ci costringe a chiederci se quello su cui stiamo investendo le nostre energie ha ancora un senso.

Un periodo di ritmi più lenti può diventare prezioso proprio per questo: non per “fare il pieno di energie”, ma per avere finalmente lo spazio mentale necessario a guardare le cose da fuori.

A bocce ferme si capisce meglio cosa vale la pena di portare avanti e cosa è arrivato il momento di abbandonare.

Questa “rubrica” si prende una sosta per il mese di agosto e tornerà all’inizio di settembre.

La domanda di coaching prima dei saluti guarda dritto al tuo rientro: quale attività o abitudine stai continuando a perfezionare con cura, ma potresti semplicemente smettere di fare senza che cambi assolutamente nulla?

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