Essendo un consulente e un coach, mi capita spesso di essere chiamato in azienda per intervenire su un tema specifico: tensioni relazionali, conflitti latenti o blocchi comunicativi. Durante le sessioni di gruppo, grazie al clima non giudicante che cerco di creare, a volte queste dinamiche emergono in modo naturale. Altre volte, invece, mi sembra di essere un Marziano: provo a mettere sul tavolo il classico elefante nella stanza, pensando di aprire un vaso di Pandora, e mi trovo davanti a un idillio perfetto. Tutti sorridono, tutti vanno d’accordo, nessuno solleva alcuna obiezione. In quei momenti viene quasi da chiedersi se il responsabile delle risorse umane o il titolare che mi ha ingaggiato non abbiano avuto le allucinazioni, ma poi mi dico che mi sembra molto improbabile che investano tempo e denaro per un falso “problema”.
Ultimamente, riprendendo alcuni concetti di psicologia sociale che sto studiando per un esame, ho unito alcuni “puntini” quando ho letto della distinzione tra influenza informativa e influenza normativa del gruppo. Quando ci adeguiamo agli altri perché riteniamo che il gruppo possieda le informazioni corrette, attiviamo un cambiamento profondo e duraturo nelle nostre convinzioni, ma quando ci adeguiamo solo per rispondere alle regole implicite del contesto, il meccanismo cambia radicalmente: si tratta di influenza normativa. In questo secondo caso, le persone scelgono la compiacenza pubblica pur di apparire conformi ed evitare il rischio dell’esclusione o del giudizio, mantenendo però intatte le proprie idee nel profondo.
È proprio in questo modo che nasce il conformismo di facciata, una dinamica tanto rassicurante per chi guida un team quanto pericolosa per l’organizzazione. Sotto la superficie di un gruppo in cui regna un’unanimità artificiale non c’è una reale coesione, ma uno stile passivo in cui molti scelgono semplicemente di non esprimersi per evitare il conflitto. Questa pace apparente è in realtà il terreno fertile in cui proliferano il chiacchiericcio, le polemiche silenziose e un enorme spreco di intelligenza collettiva, che potrebbe invece essere veicolata verso la risoluzione dei problemi reali.
La domanda di coaching di questa settimana cerca di andare ancora più in profondità del solito, e ti avverto che può fare male: “Se provassi a osservare i momenti di totale e immediato accordo all’interno del tuo contesto lavorativo, quali elementi ti aiuterebbero a distinguere una reale condivisione da un semplice bisogno di conformarsi?”
Sono un coach e un formatore, posso aiutarti nello sviluppo delle soft skill, nella vendita e nel marketing. I miei percorsi sono sia individuali che di team. Contattami per saperne di più: antonio@sanna.coach

Antonio Sanna
Coach | Formatore

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